venerdì 28 gennaio 2022

27 GENNAIO 2022 GIORNATA DELLA MEMORIA IL RICORDO A ISOLA DEL LIRI, SORA E SAN DONATO VAL COMINO

La Città di Isola del Liri per il "Giorno della Memoria" - 27 gennaio 2022

Per non dimenticare la città isolana ricorda la giornata storica con il messaggio della Senatrice a vita Liliana Segre. (Foto: locandina a lato)

Comune di Sora: "Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell'Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria".

Messaggio del Sindaco di Sora Luca Di Stefano - 27 gennaio 2022

I soldati dell’Armata Rossa, il 27 gennaio 1945, varcano i cancelli di Auschwitz e liberano i prigionieri superstiti, sopravvissuti allo sterminio razzista. Le truppe liberatrici, entrando nel campo di Auschwitz-Birkenau, scoprono e svelano al mondo gli orrori che si sono compiuti nel cuore dell’Europa.

“Meditate che questo è stato”, si legge in una poesia di Primo Levi. Un verso che riflette tutto il valore e l’importanza della memoria: affinché ciò che è stato non si ripeta, ma anche affinché si perpetui l'impossibilità della rassegnazione all'orrore. Primo Levi, ha fatto di questo lo scopo della sua vita dal giorno della liberazione.

Nei suoi scritti sull’universo “concentrazionista” descrive in maniera approfondita le dinamiche umane delle comunità relegate nei lager, spogliate dei filtri etici, private degli argini morali. Impressiona la testimonianza del concetto usato per indicare il mai: domani mattina.

“Qui è cosí. Sapete come si dice «mai» nel gergo del campo? «Morgen früh», domani mattina.”

Il domani che è un orizzonte temporale breve, quasi certo, visibile e programmabile, nel lager rappresentava l’impossibile. La notte uno scoglio insuperabile, un tormento a cui si scampa per miracolo. Per indicare l’impossibilità di fare qualcosa a chi entrava nel lager si diceva: “Quando un pezzo di pane in più? Domani mattina!”, “Quando finirà questa follia? Domani mattina!”.

Il nostro compito è tramandare il ricordo di quella tragedia non come simulacro sterile ma come una speranza che nel nostro tempo simili tragedie non si ripresentino.

Ai nostri giovani, ai nostri ragazzi dobbiamo insegnare la speranza, dobbiamo trasmettere la capacità di sognare di progettare il proprio futuro, dobbiamo costruire per loro una società solida che ponga come basi della civile convivenza il rispetto per l’uomo. Il Diritto come fondamento dello Stato che garantisca a tutti le libertà civili perché il domani sia un orizzonte di fiducia e non un baratro di disperazione”.


Sulla pagina social Visit San Donato Val di Comino: "Una storia da ricordare"

Nella foto: Marco Tenenbaun, l'ex Sindaco Carlo Pittiglio, Costanza Rufo e Ursula Tenebaun. Foto di Domenico Cedrone

La giornata della memoria: a San Donato vennero internati un numero imprecisato di Ebrei

Ursula e Marco Tenenbaun riuscirono a salvarsi grazie alla solidarietà e all'impegno del dott. Zeri dell'ospedale di Sora che con un'ambulanza favori la loro fuga verso Roma. La storia di Ursula è particolare, perché nonostante fosse già fuori da San Donato volle tornare in paese per recuperare un microscopio che aveva murato in una stanza.

Dal paese era impossibile fuggire, perché le vie di uscita erano presidiate dai tedeschi e Costanza Rufo fece acciambellare Ursula, donna esile che pesava circa 48kg., dentro un "canestro", la coprì con un telo e finì di riempire il cesto con il letame, si fece aiutare da Donato Coletti a porre in testa il fardello e arrivò al posto di blocco.

I soldati credevano che la donna andava a concimare i campi e la lasciarono passare. Costanza imboccò una stradina secondaria ed arrivata all'altezza di un muretto, si tolse il canestro dalla testa e Ursula fuggì insieme a suo marito a Sora e poi con l'ambulanza verso Roma. La figura di Costanza Rufo è ricordata nel "Giardino dei Giusti".

Domenico Cedrone ed Alessandrina De Rubeis sono coloro che hanno trovato materiale e testimonianze ed hanno pubblicato un libro: "Gli Ebrei internati a San Donato Val di Comino 1940-1944 - Accoglienza e solidarietà".

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